Boston, USA

Boston, USA
Natale 2007

sabato 27 dicembre 2008

La dinamica organizzativa delle Società tra tirannia/democrazia.


di Antonia Colamonico


Il processo di gemmazione di un sistema storico può essere letto, in chiave biostorica, come una dinamica a due poli (-/+), che costituiscono l’area-confine dello stesso processo evolutivo. Secondo una lettura ugualitaria, il polo positivo è uno stato di democrazia, quello negativo di oligarchia-tirannia (queste due si pongono insieme poiché per esserci un tiranno, necessita un gruppo egemone che lo sostenga).


Ogni organizzazione socio-politica può essere letta come una forza-spinta che tende verso un grado chiaro d’ordine, l’ordine va interpretato come la capacità di lettura, funzionale al mantenimento dello status/funzione dell’intero sistema.

Ogni società, vista come organismo vitale, tende verso un’area d’equilibrio (+ vita), fragile per definizione, poiché soggetta a delle spinte contrarie che tendono ad evolvere il sistema verso gradi meno chiari di tirannia/democrazia.


È importante comprendere che in una logica biostorica ogni concetto ha un duplice senso-direzione che indica il sé e il contrario di sé. Cercando di essere chiara, ad esempio il periodo storico a cui si dà il nome di Restaurazione (1814-1848), implica nella sua stessa definizione l’accettazione del suo contrario, il Risorgimento; infatti non si può parlare dell’uno, senza simultaneamente definire l’altro, per cui Restaurazione/Risorgimento sono come il risvolto di una medesima moneta. Questo serve per comprendere il coabitare delle spinte che tendono a creare i gradi differenti di democrazia/tirannia. Le spinte sono i giochi d’interesse che vengono attuati dai soggetti storici che di volta in volta abbracciano un’idea, vista come una proiezione di sé nel futuro, e ne avversano un’altra.


Se la proiezione di sé, come identità individuo-classe, è la molla delle dinamiche economico-politiche allora è importante studiare le utopie interne agli individui-classi, per comprendere i livelli di democrazia/dittatura in cui andranno a cadere le azioni storiche.


Cercando di semplificare con un esempio, si pensi alla Carboneria che si consolidò ed esplose nel 1820-21, a soli 5 anni dalla chiusura dei lavori del Congresso di Vienna. Le logiche degli stati assoluti avevano imposto di far riassorbire le spinte rivoluzionarie giacobine, seguite agli eserciti francesi, con una politica di repressione che doveva soffocare ogni velleità di innovazione, infatti fu creato l’esercito della Santa Alleanza. In tale momento di riequilibrio delle vecchie oligarchie, gli interessi delle nuove realtà economiche e sociali che avevano trovato giovamento dalle politiche napoleoniche, si compattarono, come chiodi con una calamita, intorno all’idea di una rivoluzione che facesse saltare i vecchi privilegi. Osservando bene, la logica degli eventi, che fa da sfondo alle dinamiche socio-politiche, è fortemente condizionata dalle visioni di futuro che ogni individuo-gruppo elabora intorno a sé. L’essere un borghese o un contadino o un aristocratico… implica un modo difforme di proiezione-visione di sé, nello spazio-tempo. Non solo, ma implica pure una differenza valutativa degli stessi eventi:

  • la maggior parte degli aristocratici del 1820 furono favorevoli alla restaurazione, poiché avevano una mentalità feudale, mentre la ricca borghesia fu contraria, avendo sperimentato un sistema capitalista, i contadini restarono neutrali, poiché “l’un l’altro sul collo vi sta”.

Ogni visione implica un personale giudizio storico per cui ciò che è giusto per taluni, è ingiusto per altri. Anche il giusto/ingiusto è quindi una concettalizzazione ambivalente.


Allora se si volesse agire sulla permanenza di un equilibrio storico, bisognerebbe agire sul consenso, per cui sia una tirannia che una democrazia, per perdurare nello spazio-tempo, necessitano di un consenso ampio. Ma il creare consenso passa per la capacità a saper allargare la visione utopica a più sfere socio-politiche. In questo gioco di allargare/restringere i campi del consenso, le tirannie tendono verso le democrazie e le democrazie verso le tirannie.


Esiste un spazio-tempo topologico che crea il ribaltamento del significato. In questo momento storico, in Italia e non solo, si sta assistendo al rovesciamento del senso comune di visione storico-politica, come la fase in cui in una forma topologica il dentro si fa fuori e il fuori si fa dentro.


Per cui la democrazia si fa dittatura, poiché con la crisi economico-finanziaria in atto, la leadership, avendo paura di perdere le molteplici libertà economico-sociali, mette in campo una serie di restrizioni che creano per gli altri i vuoti di spugna e per sé, i pieni di spugna.


La situazione nel complesso è grave poiché la storia insegna che dal vuoto prende corpo il nuovo che, nel tempo pieno della storia, come in un sol colpo, cancella il privilegio e crea l’ordine nuovo.

sabato 29 novembre 2008

Ai margini del Caos: sviluppi della scienza e destino umano tra schiavitù e libertà

di Antonia Colamonico


Meeting AI MARGINI DEL CAOS: FENOMENI DI AUTORGANIZZAZIONE IN SCIENZA, ARTE E UMANESIMO, tenutosi a Firenze 20, 21 Novembre 2008 - Palazzo Strozzi.


L'incontro è stato una vetrina sulle ultime frontiere del pensiero e delle produzioni umane; come l’affermarsi delle nanoscienze che stanno trovando delle applicazioni molto interessanti come la piastrella che si auto-pulisce o i vetri che non si sporcano, poiché sono state studiate ed isolate in laboratorio le proprietà delle foglie di loto. Oppure il restauro degli affreschi con nano granuli che vanno a ricomporre la struttura degli intonaci o il pensiero come un flusso di messaggi-movimenti che pare trascendano il corpo e aprano ad una visione di comunicazione cerebrale delocalizzata, anche a grandi distanze, fenomeno di telepatia.


Studi matematici, a scale diversificate, sui comportamenti organizzativi dei sistemi complessi o interazioni tra forme artistiche e teorie scientifiche. Studi di spazi eco-architettonici a salvaguardia delle armonie originarie degli ambienti naturali o il concerto di musica che si costruisce a tempo presente e che ha la vita di una serata.


L’ampiezza dei temi trattati che hanno allargato le conoscenze dei partecipanti, hanno avviato un processo di ripensamento sui luoghi comuni dei modelli mentali.


Personalmente, come biostorica, particolare attenzione ha suscitato in me l’idea di un pensiero che abbia un suo spazio che vada al di là del confine del corpo-testa. Fenomeni di telepatia sono sempre stati raccontati, ma la scienza è sempre stata restia a definirli fenomeni fisici reali.


Ora sembrerebbe che i pensieri abbiano una collocazione più ampia e se si legge ad esempio la notizia riportata sul Corriere della sera del 27 nov. 2008 a Pag. 29, Ecco il computer che legge il pensiero, riferito allo scienziato Stephen Hawhing, si comprende come sia possibile dare visibilità ai pensieri senza l’uso della stessa parola.


Nella mia relazione sui pieni e vuoti della spugna storica ho accennato a come la libertà sia un processo dinamico che non può ritenersi, una volta affermato, definitivo; ma soggetto a continui rimodellamenti che quella rendono fragile e in questo preziosa. Poi nella tavola rotonda di chiusura dei lavori Paolo Manzelli ha ripreso il concetto di libertà, sottolineando un nuovo pericolo storico: se il pensiero può essere decodificato da un nastro di sensori posti su una parete di un supermercato, allora il gestore potrebbe sapere dell’acquisto prima ancora che l’individuo prenda il prodotto e concludeva dicendo che, arrivati in cassa. si potrebbe trovare lo scontrino gia stampato.


In qualità di biostorica e pedagogista, queste breve analisi di Paolo hanno messo in moto la mia capacità riflessiva:


  • Siamo oggi di fronte ad un nuovo pericolo per la libertà degli individui, il furto del pensiero.


La libertà è l’auto-referenzialità dell’individuo che posto di fronte ad una scelta A o B, decide di aprire una linea evolutiva della storia:


  1. se scelgo A, vado in bicicletta, da qui scaturiscono una serie di dinamiche storiche che aprono ad una cresta di evoluzioni di eventi;
  2. se invece scelgo B, resto a casa a scrivere sul PC, automaticamente le linee di futuro assumeranno una nuova direzione.

Per cui le ricadute storiche, come le organizzazioni storico-sociali, prendono dei versi di significati e di azioni completamente diversi.


Faccio un esempio storico: quando nel 1861 si costruì il Regno Italico, i depositi bancari del Banco di Napoli, furono prelevati come risarcimento per aver liberato i meridionali dal loro re, e trasferiti a Torino. Questi servirono alla costruzione delle rete ferroviaria della Lombardia. Si può comprendere come dalla scelta storica a tempo presente, dipenda il futuro di una intera economia, se per assurdo i soldi fossero rimasti a Napoli, forse la Lombardia non avrebbe avuto la rete ferroviaria, ma il porto di Napoli o di Bari, avrebbero avuto un nuovo attracco, implementando le possibilità di mercato per l’agricoltura e non si sarebbero creati i vuoti di spugna.


Ora se io riesco a catturare il pensiero del mio vicino di casa, posso con altrettante felicità studiare degli strumenti nanotecnologici che pilotino il suo pensiero verso un mio privato tornaconto. Esistono già forme di plagio, ma in tale modo lo stesso individuo non sarebbe cosciente del furto, poiché fisicamente lui non avrebbe espresso alcun pensiero: si pensi a cosa potrebbero attuare gli Hitler di tutti i tempi.


Mai come in questo momento è della massima importanza studiare delle tecniche pedagogiche di salvaguardia della libertà di pensiero, poiché per assurdo si potrebbero ideare degli allevamenti di menti, come gli allevamenti di pollami, che con appositi stimoli emotivi e cognitivi, abbiamo il solo scopo di produrre brevetti, teorie, tecnologie… per una società efficientissima..


Certo una sì fatta umanità non potrebbe essere immune da critiche, contestazioni, scioperi e ribellioni.


  • Quale potrebbe essere la rivolta dell’uomo pollo-mente?
  • Potrebbe, ad esempio, fabbricarsi una geografia mentale che si auto-difenda, organizzandosi in strutture di idee pluridimensionali e in linguaggi criptati?

sabato 25 ottobre 2008

Ricordando Perugia


16 Agosto 2008
















sabato 18 ottobre 2008

I vuoti e i pieni della spugna biostorica: l’autoreferenzialità della vita







di Antonia Colamonico


Abstract: Meeting AI MARGINI DEL CAOS: FENOMENI DI AUTORGANIZZAZIONE IN SCIENZA, ARTE E UMANESIMO. Firenze 20, 21 Novembre 2008 - Palazzo Strozzi, Sede Vieusseux , Sala Ferri


La Nuova Era nata dagli effetti della rivoluzione informatica è definita dagli studiosi la Società della Conoscenza. Il passaggio da un prima ad un dopo implica una frattura nella dinamica storica con la biforcazione del sistema tra il modello classico, meccanico-industriale, e quello nuovo, cognitivo-biostorico.


Ogni Salto Epocale implica un doppio effetto con la messa in ombra di un sistema rappresentativo della realtà e la messa in luce di nuove carte-significati.


Per comprendere come avvenga tale operazione storica, necessita compiere un salto di livello cognitivo, cioè fare una meta-indagine (studio di 3° livello) sulle azioni che si compiono nella ricercazione.


Esistono differenti livelli conoscitivi ad esempio c’è l’azione del semplice ricercare che porta alla registrazione dei fenomeni (1° livello cognitivo) in cui lo studioso elabora i cataloghi disciplinari e racchiude all’interno di una classe-famiglia la realtà. Si pensi ai ricercatori del ‘700 che compilarono i cataloghi botanici. In tale fase si dà il nome alle cose e si rilevano le qualità che vengono codificati in carte-modelli identificativi.


C’è poi l’azione vera e propria dell’esplorare (2° livello) che porta il ricercatore a: focalizzare un campo di lettura, definire un periodo di osservazione, registrare i fenomeni che si presentano alla sua osservazione, leggerne le qualità, scoprirne le proprietà, teorizzare un modello di comportamento, formulare una legge… È l’idea tradizionale, potremmo dire classica, del modo d’esercitare la funzione di scienziato. In tale fase si indaga per lo più su campi che sono sufficientemente chiari e che rientrano in quelli che sono i canoni cognitivi conosciuti.


Ma lo scienziato si trova anche di fronte ad un’atipicità dei fenomeni, per cui le carte-giustificazioni sin lì elaborate sono inadeguate a dare risposte di senso.


Di fronte a tale diversità comportamentale lo scienziato ha due possibilità: o chiudere gli occhi e dire che si è di fronte ad un errore storico o cercare di allargare la sua conoscenza, aprendo gli occhi al nuovo. È in tale fase che subentra il 3° livello di indagine. Si sposta la riflessione dai processi alle giustificazioni dei processi. È in tale fase che l’oggetto privilegiato dell’indagine diviene lo stesso osservatore, come il soggetto attivato a conoscere.


Cercando di essere più semplici si passa da un piano di lettura del processo in sé a quello della carta-modello che giustifica il processo. Questo è il campo paradigmatico che apre la riflessione alla creatività con la scoperta di un nuovo campo scientifico, come un livello più raffinato della visualizzazione delle realtà.


La Società della Conoscenza che si esprime in nanosecondi necessita di un tale livello scientifico, in quanto la velocità vertiginosa del sistema impone una plasticità nella ricerca-visione-definizione che veda come elementi eco-interagenti il campo di studio e lo stesso osservatore, che entrano insieme nella ricerca: solo così si potrà creare il take-off della Scienza/Coscienza = conoscenza.


Da tale sfida gnoseologica è nato quello che oggi chiamo il paradigma biostorico. La scienza&metodo Biostoria indaga intorno al processo di naturalizzazione dello spazio-tempo a campo universo che è semplicemente il processo vitale. Non studia gli oggetti storici in sé, anche se ne ha grande consapevolezza, ma indaga le relazioni che danno realtà-forma agli attori-spettatori-abitanti della scena storica. Si pone su un piano di meta-storia e in quanto tale è trasversale alle discipline.


L’indagine si organizza intorno alla mappa:




(Biostoria : evento = infinito : 1)


Per cui il campo di indagine è l’uno-tutto della vita e in tal senso si pone come il nuovo paradigma della nuova era, in grado di aprire lo sguardo-mente, in simultaneità, alla molteplicità del reale.



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Nota: rete bibliografica:

http://biostoria.blogspot.com/2008/03/il-quanto-storico-promotore-di-vita.html

http://biostoria.blogspot.com/2008/03/biostoria-verso-la-formulazione-di-una.html

http://palestredellamente.blogspot.com/2008/09/la-spugna-del-pensiero-e-la-costruzione.html

http://palestredellamente.blogspot.com/2008/04/organizzazioni-biostoriche-i-luoghi.html

http://biostoria.blogspot.com/2008/04/il-campo-biostoria-e-i-limiti-cognitivi.html

http://biostoria.blogspot.com/2008/09/la-societ-della-conoscenza-lidentikit.html

http://biostoria.blogspot.com/2008/05/il-salto-epocale-la-societ-della.html

http://biostoria.blogspot.com/2008/04/il-ritardo-italiano-risultato-di-uno.html

http://occhiobiostorico.blogspot.com/2008/09/diario-di-bordo-il-tempo-delluomoluomo_17.html

http://occhiobiostorico.blogspot.com/2008/08/la-follia-e-la-scienza-ragionamento.html

http://occhiobiostorico.blogspot.com/2008/08/la-follia-e-la-scienza-ragionamento.html

domenica 12 ottobre 2008

La mente biostorica e l’organizzazione della Poesia

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(da Le filastrocche di Spazioliberina, A Colamonico- 1992)








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Dedico questa lirica a occhio frattale a tutte le donne che ogni giorno nel silenzio attuano le loro piccole rivoluzioni.





lunedì 15 settembre 2008

La Società della Conoscenza: l’identikit dell’Uomo Nuovo




di Antonia Colamonico


Il superamento del Sistema Industriale che ci ha introdotti nella Società della Conoscenza, ha colto i più impreparati su quello che si definisce il salto di paradigma.

Ogni sistema storico implica un modo diverso di costruire il giudizio che è alla base delle scelte storiche che avviano i processi produttivi. Per essere più espliciti nella dinamica storica, letta a grandi sistemi, si sono attuate delle profonde modifiche valoriali che hanno prodotto e producono sempre nuovi punti di vista:
  • Nel sistema di caccia e raccolta dei frutti spontanei, ad esempio, la foresta era vita come amica-madre che provvedeva al fabbisogno delle comunità.
  • Nel sistema agricolo la foresta era nemica, poiché invadeva con le sue erbacce il campo coltivato a fatica. C’è un rapporto a feed-back tra la foresta e il campo: il campo toglie spazio alla foresta, la foresta toglie ordine al campo.
  • Nella società industriale essa è un valore indifferente, poiché lontana dalla realtà di fabbrica.
  • Nella sistema informatico, come la Società della Conoscenza, la foresta è preziosa, da salvaguardare con azioni di “restauro” per gli equilibri climatici. Si pensi agli effetti uragano che si implementano sulle coste del Messico e degli USA, come conseguenza della deforestazione dell’Amazzonia. Ricordo che negli anni ’80, quando si pose il problema ecologico, con i miei alunni avviammo degli approfondimenti su tali tematiche e l’ipotesi fatta dagli studiosi fu quella della creazione vertiginosa di sempre nuovi cicloni che avrebbero colpito gli stessi Stati Uniti. Ricordo che allora si parlo di esagerazioni nefaste di Cassandre della storia. Non c’è più sordo di chi non vuole sentire!

Lo stesso concetto di economia si è evoluto per cui si sono create le due categorie.

  • Il sistema naturale, quello di semplice raccolta che non implica, nei cicli di riproduzione della natura, l’intelligenza umana: il rapporto stagioni-frutti spontanei.
  • Il sistema artificiale, in cui l’uomo interviene con la sua intelligenza nel processo naturale di rigenerazione: stagioni-azioni umane-frutti selezionati.
La stessa economia artificiale si è evoluta, sdoppiandosi a sua volta in:

  • economia di sussistenza, produrre per mangiare – sistema agricolo
  • economia di mercato, produrre i surplus da vendere – sistema industriale
  • economia di tempo, essere i prima a produrre – sistema informatico
Ogni passaggio ha implicato nuovi gradi di complessità e il superamento dei modelli mentali, con il dualismo delle visioni vecchie e nuove. È proprio in relazione a tali dualismi delle logiche sistemiche, che si creano le velocità degli organismi storici che implicano gli andamenti economico-culturali con le fasi alterne di accelerazione, stallo, decelerazione. Per visualizzare tali movimenti si pensi alla dinamica dei cieli di Van Gogh.

Immaginare la storia come un corpo unico a spugna è della massima importanza per comprendere le esplosioni/implosioni di economie, viste come creste/vuoti, attuati/negati, pieni/vuoti.
Tornando al momento attuale si parla di regressione che sta mettendo in atto una depressione storica (vuoto di spugna) che richiama alla memoria echi antichi di implosioni economiche, basti pensare all’inversione di tendenza del Medioevo con la ruralizzazione e la feudalizzazione dell’Occidente o in tempi più recenti alla Crisi del 1929 con i fallimenti a effetto domino e relativa conseguenza bellica che ne seguì. Oggi i pessimisti parlano di scenari catastrofici che vanno a fomentare le paure che danno forma agli irrigidimenti ideologici di destra e di sinistra. È bene precisare che da un punto di vista topologico non esiste la destra o la sinistra se non in relazione ad un punto di vista, per cui se muta l’angolo di lettura ciò che è destra diviene sinistra e viceversa ciò che è sinistra si fa destra: effetto a specchio. Si può comprendere come siano vecchie certe categorie rimaste ferme agli anni ’30.

Lo stato d’asfissia del sistema Italia è la conseguenza della cecità dirigenziale partitica, sindacale, imprenditoriale, ecc. Non si è saputo o voluto indossare gli occhiali del nuovo mondo, per definire la logica dell’uomo nuovo che non è lineare, uni-centrica, ma bensì a feedback, che sa leggere i ritorni alla sua azione, quindi pluri-centrica.


Bisogna sottolineare, inoltre, che il processo d’invecchiamento della società si è fortemente accelerato, per cui la nozione di vecchio si è amplificata nella Società del Nanosecondo che fa vivere in uno stato di eterno presente, in cui il passato si dissolve a tempo luce. Se si prova a dialogare con i giovani o con i bambini, si scopre che per loro i concetti come ad esempio Socialismo, liberale, tangentopoli, sono categorie vuote di significato; non perché essi siano ignoranti, ma poiché la stessa percezione del tempo, con relativa lettura delle successioni degli eventi-informazioni, si è fortemente accelerata: oggi il passato muore molto più velocemente nella coscienza individuale e sociale, rispetto a soli 15 anni fa.

Siamo di fronte ad un nuovo illuminismo che stravolgerà il sistema e non si possono chiudere gli occhi, poiché nella dinamica della vita una volta innescatosi un processo, esso prende forma-realtà, negli spazi-nicchia che trova: se lo spazio Italia non è idoneo al nuovo, la forma germoglierà altrove e quel altrove, a breve,si porrà come l’area economica-chiave delle nuova Civiltà. Importante è comprendere in cosa consista il superamento del modello industriale, poiché solo dalla chiarezza sugli scenari futuri, può nasce la nuova identità uomo, su cui bisognerà iniziare ad agire già da oggi con le procedure pedagogiche, didattiche.
  • Quale è l’identikit dell’uomo nuovo?
  • Quali le categorie mentali con cui si esprimerà il giudizio storico?
  • Quali i nuovi occhiali che ci permetteranno di leggere la società a tempo reale?
  • Quali i criteri di riequilibrio sociale che impediranno i conflitti nazionali e internazionali?
Nel mio ultimo lavoro Costellazioni di significati per un una topologia di pensiero complesso, ancora inedito, mi sono rifatta alla definizione evangelica: Siate uomini nuovi.

E ho iniziato ad indagare, con occhio biostorico, sulle logiche di costruzione del giudizio tra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo, attraverso un excursus nei modi di ragionare di alcune figure bibliche: Caino e Abele, Abramo, Isaia e Giacobbe, Cristo, Paolo. Premetto che la mia indagine è stata da laica non catechizzata, avendo un’educazione socialista, di vecchia data, alle spalle.

La sorpresa è stata che la logica dell’uomo nuovo del terzo millennio è racchiusa nella topologia di giudizio elaborata dal Cristo, per cui sotto un profilo biostorico egli è davvero l’uomo nuovo, quale pietra di svolta nell’organizzazione della mente umana. Parlando con i miei alunni dei miei risultati ho consigliato loro di iniziare a rileggere con occhio laico i Vangeli e la Bibbia in senso lato, superando i pregiudizi ideologici. Oggi gli studi sulla visione, come capacità ad immaginare scenari futuri, dimostrano che i giovani che hanno ricevuto una buona educazione religiosa sono più attrezzati ad affrontare le incognite della vita, poiché hanno elaborato una visione positiva di futuro. Gli studiosi stanno sottolineando come il credere sia funzionale alla vita.


Come si presenta, topologicamente parlando, la mente dell’uomo della Società della Conoscenza?


Egli è prima di tutto un uomo alieno al pregiudizio, inteso questo come un giudizio espresso prima che una dinamica si sia manifestata nella sua concretezza, quindi privo di categorie mentali preconcette. Con un forte senso del bene e del male, come elevata capacità di discernimento che lo porti ad assumere posizioni positive e chiare di fronte alla vita (capacità decisionale). Con grande consapevolezza del sé e dell’altro che lo porti ad elaborare il concetto di dignità della vita, salvaguardando la giustizia, la solidarietà, la libertà.

Che si senta contemplatore e non possessore della realtà, Abele e non Caino della vita. Che sappia muoversi nella conoscenza e nella vita con un pensiero pluridimensionale che lo faccia entrare/uscire con voli caleidoscopici nelle logiche del sé e degli altri, per scoprirne le aree di ombra/luce, grettezza/generosità, ipocrisia/verità.

Che sappia essere insieme spettatore-attore-abitante della vita-storia.

L’uomo nuovo, della società a struttura mondo, dovrà porsi come una personalità fortemente auto-referenziale che sappia giocare con le proiezioni di futuro-passato, leggere i sensi forti e i sensi deboli delle dinamiche e misurare le portate degli eventi, calcolando i costi storici, per poi sapere scegliere, tra le ipotesi possibili, le più idonee alla permanenza nella storia.

Siamo di fronte ad una Epoca in cui o si impara a dialogare con il tutto o a morire con il tutto. Siamo ad un bivio esistenziale o sceglie il rispetto della vita o lasciarsi andare alle risposte necrofile.

Gli adulti hanno il compito storico di farsi faro della nuova Umanità, è nel presente che si tessono le trame storiche del futuro e il futuro è il risultato di un presente.

Far acquisire una visione a trame-reti della storia è il campito della scienza & metodo biostoria, nella società del nanosecondo, poiché agire e pensare a tempo zero, implica una nuova consapevolezza che faccia confrontare il soggetto storico con le molteplicità di realtà storiche e rispondere a tempo, poiché ogni evento ha il suo tempo e passato questo, la risposta è un non senso, un fuori posto che dà luogo al rimpianto. Saper scegliere a tempo reale è la sfida della nuova epoca, sfida che necessità di nuove carte di lettura, di nuovi occhiali, di nuovi valori che si vadano ad intrecciare nelle trame dei passati prossimi e remoti.

giovedì 28 agosto 2008

Geografie mentali in “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano







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di Antonia Colamonico

Il romanzo del giovane fisico teorico, Paolo Giordano, si presenta come uno scrigno difficile d’aprire, non tanto per un linguaggio immediato che si struttura in bolle informative che aprono e chiudono con modi veloci le trame narrative, creando lo spaesamento continuo del lettore; quanto per la storia dei personaggi che crea lo sconcerto del cuore.

È decisamente un libro che va fuori dal tracciato del consueto. Era da anni che un romanzo non mi appassionasse tanto per la sua bellezza espositiva e la sua autenticità narrativa. Volendo collocarlo in una corrente poetica è un’opera realista post-moderna, in cui le coordinate spazio-temporali si sono frantumate in una molteplicità di esili linee evolutive che, proprio per il loro essere/non essere insieme, creano l’isolamento profondo dei personaggi.

Il romanzo è un affresco sulla solitudine dei giovani come scollamento generazionale che rende genitori e figli distanti, nella vicinanza di una cena.

Ad una lettura frettolosa può apparire la storia della crisi comunicativa, ideativa e valoriale della famiglia contemporanea, con genitori, da un lato, che proiettano sui figli compiti e ambizioni personali e figli, dall’altro, che passivamente cercano d’assolvere tali doveri. Ma ad una lettura più meditata si coglie come il dramma dei due protagonisti, Alice e Mattia, è la condizione giovanile, è lo status di giovane, di qui il realismo che fa di Alice e di Mattia l’ego di ciascuno.

L’autore, nonostante la giovane età o meglio per la giovane età, è riuscito a svelare le lievi sensazioni d’inadeguatezza che fanno da eco storico alla dinamica degli eventi che porterà i personaggi verso il baratro dell’esistenza.

Volendo leggere in chiave biostorica il romanzo, senza svelarne la trama per non togliere il gusto della lettura, il racconto è organizzato secondo una struttura narrativa a reticolo, come una spugna storica con vuoti/pieni che lasciano aperti i discorsi, per poi essere ripresi e ri-lasciati e poi nuovamente ripresi, per infine chiudersi definitivamente nell’ultima pagina.

Lo stile narrativo rispecchia la topologia mentale dei personaggi che, come un nastro di Möbius, prende forma intorno ad un’idea che subito dopo si presta ad essere ribaltata a seguito di un gesto o una parola o un non detto che giunge dall’ambiente. In siffatto processo di costante sconvolgimento degli stati mentali che rende fragili i protagonisti, si organizza la coscienza dei personaggi: sempre attenta, a volte rinunciataria e a volte decisa, ma sempre chiusa in una membrana d’impermeabilità che contribuisce a creare l’area di solitudine da numero primo.

Il romanzo è la storia della lontananza esistenziale di ogni uomo che è alla base dell’autoreferenzialità dell’io che nella dialogica vitale io-campo, conserva sempre l’autonomia del pensiero. Libertà che si struttura, momento per momento, in un dialogo interiore che passa al vaglio le aspettative private e sociali. Le prime non manifestate (i vuoti di spugna) e le seconde dichiarate nelle tante richieste della collettività (i pieni di spugna), ed è in tale gioco di detto/non detto, di espresso/taciuto, che la coscienza dei personaggi si rafforza e si emancipa dal contesto storico-sociale-familiare, per farsi numero primo.

Il romanzo riesce a tracciare il processo d’emancipazione dell’io che fa di un bambino, permeabile alle pressioni ambientali, un uomo in grado di guardare in faccia la realtà e scoprire la bellezza di un alba nordica, consapevole di aver vinto la paura del non essere adeguato alla vita.

Nonostante la quasi scabrosità dei temi trattati che rispecchiano la crudezza del mondo adolescenziale, il romanzo rivela una forza morale che accompagna i personaggi e che trova la sua espressione più profonda nei silenzi dignitosi. È la dimensione del silenzio che, dando spazio-tempo agli eventi non attuati, rende consapevoli della propria area di libertà, area che permette di tracciare il solco-confine dell’io sono.

mercoledì 23 luglio 2008

Geografia del pensiero in una pagina di E Montale


di Antonia Colamonico


La dinamica del pensiero, in una lettura biostorica, è l’insieme dei movimenti quantici che trasformano i fotogrammi di realtà in un processo dialogico, a feed-back, individuo/campo, come un fluire di input che procede da un dentro di sé ad un fuori di sé. Per comprendere tale processo è importante ricordare che l’azione di lettura della realtà è filtrata dallo stesso occhio-osservatore che registra il quanto storico e lo decifra in un quanto informativo.

La traslazione dalla vita alla lettura della vita, implica l’elaborazione di un senso di significato che dà al quanto vitale la direzione storica, aprendo la linea di futuro, con la partenza del tempo 1, 2, 3…

Tale operazione dialogica io/tu, che in biostoria definisco, ricamo della realtà, è dunque una traduzione/traslazione di azioni-significati che rendono dialoganti l’io-osservatore e il campo pur conservando, ognuno, la sua particolarità.

Per comprendere l’organizzazione quantica, si provi a slegare un tessuto, nell’esempio “Meriggiare pallido e assorto” di E Montale, in tutte le unità quantiche che segnano i movimenti storici e si provi a tracciare il percorso mentale che ha seguito il poeta nella costruzione del suo pensiero.


Meriggiare/ pallido/ e /assorto/
presso un rovente/ muro/ d'orto, /
ascoltare/ tra i pruni/ e/ gli sterpi /
schiocchi/ di merli, / frusci/ di serpi. /

Nelle crepe/ del suolo/ o /su la veccia /
spiar/ le file/ di rosse/ formiche/
ch'ora/ si rompono/ ed ora/ s'intrecciano/
a sommo/ di minuscole/ biche. /

Osservare// tra frondi/ il palpitare/
lontano/ di scaglie/di mare /
mentre/ si levano/ tremuli/ scricchi/
di cicale/ dai calvi/ picchi. /

E/ andando/ nel sole/ che abbaglia /
sentire// con triste/ meraviglia /
com'è tutta/ la vita/ e// il suo travaglio/
in questo/ seguitare/ una muraglia/
che ha in cima/ cocci/ aguzzi/ di bottiglia. /

Per comprendere la tipologia dell’operazione che si sta compiendo è bene sottolineare che l’organizzazione del pensiero è una manifestazione naturale di pianificazione spazio-temporele, non esiste una realtà che prescinda dallo spazio-tempo; per cui ogni pensiero, idea, informazione… occupa un’area e delimita un periodo: in ciò si fonda la storicità di quel pensiero… idea… informazione. In ogni organizzazione si concretizza la realtà a tempo 0, il presente.

Volendo visualizzare la geografia della mente dell’autore in una carta biostorica, si dovrà tenere conto dei sotto-spazi entro cui si sta evolvendo la dialogica del pensiero, durante la passeggiata pomeridiana del poeta nell’orto di casa.




I movimenti sono le lievi sensazioni che danno corpo, una volta decifrati alle realtà storiche osservate; affinché la realtà prenda consistenza, necessita un occhio osservatore ed è in ciò che essa si concretizza: una realtà senza osservatore è un non senso, poiché priva di una definizione.

Il processo di definizione rende quel input un dato di fatto, cioè un fatto che assume un nome. Una realtà senza nome non è dell’uomo, in ciò consiste il limite e nel contempo la grandezza dell’umanità. Limite poiché è prigioniera dei sistemi di parole-linguaggi che danno il nome alla realtà, come presa di coscienza che esiste un mondo dentro/fuori del sé. Non si può uscire da tale confine di nomenclatura, ma in tale capacità si concretizza la grandezza. Non è un caso che tale azione umana del dare il nome, sia già presente nei libri della Genesi.

Più ampia è la capacità di una società ad elaborare nomi-linguaggi e più grande è la sua incidenza nella storia. Si comprende quindi come nella Società della Conoscenza, la vera ricchezza sia la capacità ad elaborare sempre nuove conoscenze; di qui si coglie come lo stallo cognitivo che oggi sta vivendo l’Italia sia la naturale conseguenza della crisi di investimenti nel sapere. L’essere stati ciechi negli investimenti ha fatto da gabbia alla stessa economia.

Il bello della storia è la coerenza dell’azione che si presenta come il conto da pagare: più accorta sarà l’azione e meno salato sarà il prezzo storico. In ciò si esplica la coscienza storica che impone la capacità di lungimiranza, che si traduce in ampiezza di vita.

Ritornando alla dinamica storica è importante sottolineare che il quanto, come il pro-motore di vita, imprime una deformazione alla realtà, segnando una distorsione nell’evoluzione della cresta storica (forma a spugna). Tali lievi mutamenti che indirizzano la presa di realtà della vita, sono letti dall’occhio osservatore che riceve l’impressione del quanto vitale, come un effetto di perturbazione che de-struttura il suo equilibrio o meglio, ordine cognitivo.

L’osservatore si attiva a riequilibrare l’ordine, interpretando, posizionando, datando, in una nicchia di senso storico l’impressione ricevuta che acquista, così, una forma di significato (+ o -) che va ad intersecarsi (il ricamo) con quelli depositati nella sua memoria (spugna del pensiero). In tale operazione di traslazione di evento, la realtà si trasforma in informazione, utile per l’elaborazione di un nuovo evento.

Il quanto storico, come sostengo in Fatto tempo spazio (ed. OPPI. Milano, 1993) è l’incognita, come fattore X che muta l’indirizzo-verso della dinamica storica; mentre il quanto informativo è l’evento, come l’acquisizione intorno a quel quanto.

L’evento è un dato che assume un nome, un luogo, una data, campo del definito; il quanto è un fatto-spazio-tempo, campo dell’indefinito. In tale gioco di definito/indefinito la realtà prende corpo nella coscienza umana. E come scrissi nella premessa a Fatto, tempo, spazio, “…l’uomo si differenzia da geranio, dal sasso e dal cane perché ha coscienza, cioè memoria del proprio essere che diviene. Uno studio che non fa nascere la coscienza non è dell’uomo, ma del geranio, del sasso, del cane…”

Dedico questa pagina a due neo dottoresse Meina Aloia e Marilena Nardulli che hanno discusso, nelle rispettive tesi di laurea, intorno alla scienza & metodo biostoria.

mercoledì 2 luglio 2008

MIT - Boston






Boston, USA

Boston, USA
Visita al MIT, il tempio della Nuova Era

Pubblicazioni e inediti - Antonia Colamonico -

Le Filastrocche di Spazioliberina - Raccolta di poesie, 1992, nel ciclo di Le stagioni delle parole, parzialmente pubblicate in antologie, saggi e testi scolastici vari.

Fatto Tempo Spazio - Premesse per una didattica sistemica della Storia. OPPI – Milano 1993.

Storia - Nuova Secondaria, 15 settembre, pagg. 69-71. Editrice La Scuola- Brescia,1994.

Ed altro – Raccolta di racconti brevi 1994, , nel ciclo di Le stagioni delle parole, parzialmente pubblicate in antologie, saggi e testi scolastici vari.

Il Filo - Raccolta di poesie, 1994, , nel ciclo di Le stagioni delle parole, parzialmente pubblicate in antologie, saggi e testi scolastici vari.

Corso modulare di aggiornamento transdisciplinare. Pagg. 31-33, Oppi Informazione, Milano. Sett.- dic. 1995.

Biostoria scienza e metodo per un pensiero al plurale. Prime carte di viaggio, in collaborazione con lo studio Lananna - Art. Direction Carlo Curci. Ed. Pubblicità e Stampa. Bari, 1997.

Biostoria. Verso la formulazione di una nuova Scienza. Campi, metodi, prospettive. Il Filo - Bari 1998.

L’occhio biostorico e la lettura della Società delle Informazioni –http://www.formanet.it/biostoria - 2000.

Ordini complessi - Carte biostoriche di approccio ad una conoscenza dinamica a cinque dimensioni. Il Filo – Bari, 2002.

Ottimizzare i processi di insegnamento-apprendimento: la scienza e Metodo biostoria. In FIS-CAB, Pag. 3 – maggio-giugno 2003, Bari.

Echi di vita in (“La nostra Storia - Cronistoria della Città di Acquaviva delle Fonti” dei fratelli Martino e Nunzio Mastrorocco, Ed. Summa). 3003

La conoscenza biostorica tra ordini multipli e pensiero complesso. In Pianetascuola, Irfos Bari. Ott.-Dic. 2004. pp. 5-6.

Bio-Informazione: nuove linee per una scienza nuova, in http://www.invisibilmente.it/forum/ - nov. 2004.

Edgar Morin and Biohistory: the story of a paternity. In World Futures: The Jounal of General Evolution, a cura di A Montuori. Vol. 61 - n° 6, pp. 441-469, part of the Taylor & Francis Group - Routledge, August 2005.

Il Pensiero Creativo e il ruolo del futuro nella Dinamica Biostorica: restaurazione e risorgimenti. In Pianetascuola, n° 3, lug.-sett. pp. 3-6, Ed. IRFOS – Bari. 2005.

Cambi di paradigma nell’esplorazione biostorica. In Pianetascuola, Ed. IRFOS Bari, gen.- marz. 2006, pp 18-30.

Alla palestra della mente: Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso. Inedito. 2006.

Dall’esplorazione biostorica alla geografia del Pensiero Complesso, in AA VV, Cultura e Pedagogia della Riforma, pp. 129-140. Ed Cacucci – Bari, 2006.

Le letture biostoriche per una didattica efficace La Classe come Organismo a dimensione uno-tutto. In Pianetascuola, Ed. IRFOS Bari, nov.- dic. 2007, pp 21-25.

Metacognizione e multimedialità: dalla storia alla biostoria. http://www.internetestoria.it - 2008